L’Italia è un paese caratterizzato da un modello territoriale policentrico, dove una fitta rete di relazioni tra aree urbane, rurali e centri minori definisce uno spazio interdipendente in cui i centri maggiori, offrendo servizi ai cittadini, fungono da attrattori per la popolazione. L’accessibilità a servizi essenziali quali istruzione, mobilità e assistenza alla salute è prerogativa prima per il godimento del diritto di cittadinanza. I territori rurali meno facilmente accessibili, storicamente caratterizzati da una scarsa offerta di tali servizi, sono stati protagonisti di un lungo e progressivo abbandono in favore delle aree urbane, con costi elevati per la società come dissesto idrogeologico, degrado e consumo del suolo. Alla perdita demografica ha corrisposto anche un processo di indebolimento dei servizi alla persona. Questi stessi territori sono però anche il luogo di un grande capitale territoriale, naturale e umano inutilizzato, ritenuto strategico per il rilancio e la crescita del sistema paese Italia. Si è ritenuto dunque necessario intervenire per tutelare, recuperare e rivitalizzare le aree interne del proprio territorio, superando la dicotomia urbano-rurale e dando una nuova accezione al concetto di accessibilità ai servizi.

Si definiscono “interne”  proprio quelle aree sostanzialmente lontane dai centri di offerta di tali servizi e caratterizzate da processi di spopolamento e degrado. L’andamento demografico, le condizioni di accesso a poli di assistenza sanitaria, l’offerta adeguata di plessi scolastici sono alcuni dei criteri essenziali usati per la descrizione delle aree interne e la loro classificazione. A oggi, questi territori coprono circa il 60 per cento dell’Italia e sono la casa di circa 13,540 milioni di persone.

aree_interneCon la Strategia nazionale per le Aree Interne , il Paese traccia le linee per invertire la tendenza di spopolamento e di marginalizzazione di queste aree, facendo leva su due assets principali di politica economica: il miglioramento dei servizi alla persona e l’innesco di processi locali di sviluppo.

Le “aree interne”  del territorio italiano sono individuate secondo tre criteri che definiscono una “offerta di servizi” (istruzione, sanità, accessibilità ferroviaria) e quindi una buona qualità della vita, elemento quest’ultimo che può certamente indurre le persone già residenti a restare o altri a trasferirsi in queste aree interne “decentrate” e non densamente “urbanizzate”.

A tali aree, cui corrispondono dei precisi progetti pilota allo studio in ciascun contesto, si farà ricorso a più fondi comunitari (FESR, FSE, FEASR, FEAMP) combinati con la previsione di risorse dedicate in legge di stabilità.

Inoltre, più che a bandi, si ricorrerà all’inquadramento dell’intervento all’interno di un sistema di strumenti di pianificazione e pertanto attraverso sistemi di negoziazione quali ACCORDI DI PROGRAMMA QUADRO (applicando inoltre meccanismi quali ITI  o  CLLD ).

Scopo dell’operazione, introdurre finalmente politiche ordinarie per la scuola, la salute e la mobilità coerenti con le potenzialità, per qualità della vita e ambiente, di quella parte del territorio italiano “interno” e quindi meno avvantaggiato dalle dinamiche di sviluppo, scambio, opportunità e crescita tipiche dei grandi centri urbani.

Infine aspetto particolarmente interessante della strategia delle aree interne è la premialità verso forme appropriate di associazioni di servizi, tra più comuni coinvolti nella stessa area – progetto.

E’ previsto l’intervento dei fondi comunitari prioritariamente per obiettivi di sviluppo economico locale (OT3 e in alcuni casi OT4 e OT6), limitati interventi sull’assetto del territorio (OT5) e adeguamento dell’infrastruttura digitale (OT2), mentre per i servizi di base (sanità, mobilità/accessibilità e istruzione) il successo dei progetti nel medio termine rimane affidato a uno sforzo di ri-bilanciamento o supporto specifico delle politiche ordinarie, al netto di possibili interventi a valere sui fondi in quanto compatibili con le allocazioni e organizzazione degli interventi in altri OT.

Bozze della strategia Aree Interne

Relazione annuale sulla Strategia nazionale per le aree Interne- Luglio 2015

Preliminare di strategia d’area dell’Alta Valtellina