Fonte: Smart Innovation

Fare innovazione è sempre più difficile, l’offerta di servizi e applicazioni da parte della Rete è dinamica ed evoluta, e la Pubblica Amministrazione si trova oggi ad un bivio: continuare ad innovare, rimettendosi costantemente in discussione e aprendosi continuamente al dialogo, abbandonando per sempre l’auto-referenzialità, oppure lasciare che lentamente e progressivamente i cittadini utilizzino contenuti e servizi non garantiti dalla parte pubblica. Con l’idea di promuovere un Rinascimento Digitale, a Firenze si cerca di stimolare un circolo virtuoso di valorizzazione dei servizi digitali già presenti in città, di condivisione fra Enti, cittadini e imprese di quanto è già stato fatto, di promozione delle conoscenze e competenze e di iniziative di attrazione e networking fra aziende IT sia locali che internazionali.

Firenze è da secoli un luogo dove si produce innovazione: lo è stato nel Rinascimento e lo è anche, da diversi anni, nel mondo dei servizi digitali sin dalla prima fase dell’eGovernment.

L’obiettivo è sempre stato quello di semplificare la vita dei cittadini, rendere la città attrattiva per imprese di ogni dimensione e provenienza, e stimolare la crescita delle competenze digitali negli ambiti scolastici, universitari e, perché no, nelle biblioteche e nei centri anziani della città. Il tutto con risorse che sono ai minimi storici, e con un’offerta digitale nella Rete prodotta dai privati che si evolve sempre più rapidamente e che sta travolgendo l’intera sfera dei servizi pubblici, dai contenuti turistici alle applicazioni per semplificare il muoversi in città.

E’ veramente una sfida che ogni città si trova ad affrontare, da un lato il dover mantenere ed accrescere l’offerta di servizi digitali pubblici di qualità, semplici, affidabili, sicuri ed efficienti, dall’altro il trovarsi con risorse e disponibilità economiche ed umane sempre più limitate a disposizione, tanto più se rapportate con la forza dei grandi providers di social network e di applicazioni di massa.

Da questo nasce l’idea di fare di Firenze un laboratorio di discussione e di sperimentazione di nuove idee legate al mondo dei servizi digitali alla città, definendo nuove forme di servizi pubblici, valorizzando quanto è già stato fatto da noi e dagli altri Enti attorno a noi, ed ascoltando sempre più i cittadini, le imprese, ed i diversi portatori di interesse in questo settore.

Cos’è Firenze Digitale

Da questa esigenza dell’Amministrazione, unita al trend globale delle smart cities ed ai requisiti di implementazione dell’agenda digitale, Firenze ha mosso i primi passi nel 2013 partendo dalla misurazione – con il benchmark Smart City Index– della propria smartness. Da questo primo assessment è nata l’idea di sviluppare un Manifesto per Firenze Digitale, una sorta di cartina tornasole che da un lato misura il polso della città nei diversi settori di una smart city (mobilità, turismo, eGov, sanità, scuola, broadband, etc), e dall’altro fissa gli obiettivi principali dei prossimi anni sul fronte dell’innovazione digitale in città.

Tutte le azioni successive a questa prima misurazione possono essere lette come il Rinascimento Digitale di Firenze.

Come lo stiamo realizzando

Il Rinascimento Digitale di Firenze si basa su una principale parola chiave: la condivisione.

Condivisione intesa con diverse accezioni: in primis la condivisione dei principali asset digitali della città fra i diversi soggetti pubblici e privati che li gestiscono. In concreto, una vision cittadina in cui le Aziende Partecipate e gli enti cittadini, potranno usare strumenti omogenei di autenticazione del cittadino (Firenze è anche ente pilota del progetto nazionale SPID – PIN unico del cittadino, e tramite questo potrebbe fare da volano dell’uso di SPID con tutte le partecipate e gli enti cittadini). Un modello in cui i vari gestori di servizi pubblici condividono il valore dell’apertura dei dati pubblici, creando così un meccanismo virtuoso di incremento degli Open Data sul territorio cittadino. Un modello in cui si mira ad estendere la rete pubblica cittadina FirenzeWiFi con un approccio federato “no-logo”.

Un modello, infine, in cui i vari “produttori” di innovazione cittadina parlano sempre di più e sempre più insieme alla città, spiegando come si “vive” Firenze digitale, come si possono usare al meglio le nuove tecnologie, e come si possono acquisire e utilizzare al massimo nuove competenze digitali.

Per realizzare questa vision si passa da partnership fra soggetti pubblici molto concrete ed operative, come quelle sottoscritte con Regione Toscana, con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Careggi, e come quelle che stiamo sottoscrivendo con l’Università di Firenze, ed altre in corso di lavorazione con altri soggetti, come ad esempio la Camera di Commercio, le società Partecipate, il CNR di Pisa, il Comune di Prato, ed il partner naturale, ossia la recente Città Metropolitana di Firenze.

Questo modello passa anche da nuove iniziative di partnership con soggetti privati, previste sia grazie alla collaborazione in ambito di progetti europei, sia con progetti sperimentali attualmente avviati tramite call di sponsorizzazione su temi specifici, come la creazione di un laboratorio dell’innovazione presso il Museo Novecento di Firenze (l’iniziativa INNOVecento: Museo Novecento Innovation Lab).

Il rapporto con cittadini e imprese

Tutto quanto stiamo facendo è chiaramente finalizzato ai cittadini e alle imprese che gravitano attorno a Firenze, non solo appartenenti ai confini fisici: basti pensare al “servizio pubblico” che la città sta dando ad un’azienda siciliana o lombarda che usa i nostri open data per il proprio business. Il rapporto con i cittadini è anche integrato e mediato dalla Digital Champion fiorentina Laura De Benedetto, che ci fa anche da volano verso le reti di startup innovative.

Il rapporto con le imprese, in questo terreno innovativo ancora tutto da esplorare che sono le partnership pubblico-privato in tema di innovazione, è in questa fase rappresentato da una serie di input e stimoli ricevuti da grandi multinazionali così come da aziende cittadine, che ci segnalano esigenze, bisogni di crescita, necessità relative a facilities tecnologiche che si aspettano da noi (il wifi e la connettività in primis), e che ci inducono a riflettere anche con gli altri Enti su come essere proattivi e riorganizzare l’offerta digitale cittadina per rispondere e venire incontro a questi bisogni di stimolo alle iniziative imprenditoriali in città, quale anche ulteriore facilitazione per investire a Firenze.

I risultati

Un modello strutturato di governo dell’innovazione non dovrebbe prescindere dalla definizione di indicatori di outcome sulla città, e di un processo di monitoraggio sistematico del raggiungimento degli obiettivi e dei risultati e delle ricadute sui cittadini. Tutto ciò richiede risorse aggiuntive rispetto a quelle attuali. Nel frattempo, stiamo continuando a produrre idee, meccanismi di condivisione e di dialogo con la città, e occasioni di nascita di nuove tipologie di servizi ai cittadini. Il tutto mediante meccanismi di partecipazione e un approccio bottom-up, e con costi legati alle qualificate risorse umane interne del Comune e degli Enti con cui collaboriamo.

Crediamo che questo possa essere un approccio che paga e che possa essere facilmente replicabile in altri contesti territoriali: fare di più, con meno. Non solo, il costruire un modello organizzato di raccordi fra soggetti produttori di innovazione digitale, rappresenta anche un’ottima base di partenza per accogliere al meglio futuri progetti finanziati, e che implementeranno così soluzioni su un territorio più pronto a farle proprie e a farle utilizzare dai cittadini in modo efficace ed utile.

I primi risultati di Firenze Digitale si vedono da una serie di occasioni di dialogo e confronto con la città che sono nate recentemente. La giornata internazionale degli Open Data è stata utilizzata a Firenze – che dal 2012 è in cima alla classifica delle principali Amministrazioni “open” d’Italia – per promuovere e diffondere alla città cosa siano gli Open Data, quali opportunità possano dare alle startup ed ai giovani studenti universitari, e come possano essere usati per sviluppare applicazioni.

L’elemento innovativo è che tutto ciò è stato fatto insieme con Regione Toscana, Università di Firenze, e Comune di Firenze. L’unione delle forze non solo ha fatto sì che tre dei principali enti pubblici del territorio parlassero all’unisono alla città sul valore dei dati aperti, ma anche che concretamente i dati aperti comunicati alla città oggi non siano più solo quelli del Comune, ma sono l’unione di Open Data Firenze, Open Toscana, e il tutto viene rielaborato dalla piattaforma Linked Open Data dell’Università di Firenze. Si è così creato un bacino informativo preziosissimo al servizio della città, e assai valorizzato anche in occasione di progettualità europee nell’ambito, ad esempio, della nuova programmazione europea Horizon2020.

Recentemente il processo del Rinascimento Digitale di Firenze è stato inoltre condiviso con la rete di “hubbers” di ImpactHub Toscana, tramite la Digital Champion fiorentina. E’ stato un ottimo momento di scambio di idee e di feedback su come rendere più utili i servizi digitali offerti da Firenze a cittadini, studenti, imprese e turisti. Questa ed altre occasioni di incontro con startuppers – fiorentini e non – saranno certamente volano di una circolarità di idee e di spunti innovativi che porterà stimoli a chi sta cercando nuove opportunità di business, e maggiore conoscenza sui servizi digitali pubblici presenti in città.

La condivisione degli asset digitali cittadini si può toccare con mano ogni volta in cui un cittadino o un turista si reca in una piazza di Firenze, piuttosto che ad un parco o ad un reparto della struttura ospedaliera di Careggi: il “nome” della rete WiFi sarà sempre lo stesso, FirenzeWiFi, la splashpage sarà sempre la stessa, il meccanismo di accesso sarà sempre lo stesso, e tutto questo su oltre 1.000 punti della città. Comunicando tutti assieme i vari asset digitali cittadini (servizi online, app, wifi, opendata, etc) si moltiplicano le occasioni di utilità e di utilizzo di questi servizi nella giornata-tipo di chi vive la città di Firenze.

Già da diversi anni inoltre Firenze condivide lo stesso sistema di autenticazione, di pagamenti online, di erogazione dei servizi online, e di contact center con la Città Metropolitana e con numerosi altri Comuni del territorio, nel complesso di servizi denominati 055055.it. La stessa rete Digital Signage – oltre 40 schermi (destinati ad aumentare) che diffondono contenuti istituzionali e video su cosa accade in città in diversi punti del territorio metropolitano – è condivisa fra molteplici produttori di contenuti digitali: l’Università, i Comuni limitrofi, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Careggi.

Questa ha comportato, come naturale conseguenza, anche l’attivazione di un meccanismo di scambio proficuo di idee, opinioni e spunti fra chi produce innovazione nei diversi enti: Università, Comune, Azienda Ospedaliera Careggi, Regione, che può avvenire in modo strutturato su come produrre servizi digitali sempre più utili, e soprattutto su come riusare – ottimizzando e spendendo il meno possibile – flussi dati e interfacce già prodotte dagli altri.

Accade così che ad un evento – per esempio un hackathon sugli Open Data – organizzato da un Ente, partecipano attivamente anche gli altri, portando competenze, i propri dati aperti nella condivisione con le startup, e raccogliendo le idee e gli stimoli che provengono da queste occasioni di confronto. La condivisione sull’innovazione digitale si sta esplicando anche sul fronte delle scuole, dove sempre più in modo strutturato si dialoga con i dirigenti scolastici per disegnare assieme i servizi digitali educativi del domani, con il Comune che si trova a dover interpretare in modo esteso il suo ruolo di “garante” delle infrastrutture scolastiche, termine che include sempre più – oltre alla classica manutenzione degli edifici e degli impianti – anche la gestione ed il supporto su asset digitali come la larga banda, il WiFi, ed in prospettiva sulle app educative sui tablet, ed i sistemi in cloud. Su questo terreno stiamo anche cercando di unire meccanismi già rodati di promozione di competenze digitali (come i coderdojo o eventi-gioco con bambini) al patrimonio informativo digitale degli enti, aperto nei rispettivi portali Open Data.

Infine, questo processo di Firenze digitale lo stiamo costantemente misurando e confrontando con chi sta fuori, oltre il confine per così dire: ad esempio è stato realizzato un evento a Firenze dove le principali smart city europee ed italiane si sono riunite per condividere modelli economici sostenibili per garantire servizi innovativi a prescindere dallo specifico finanziamento europeo che spesso ha portato alla loro attivazione e sperimentazione pilota.

I prossimi obiettivi

Su questo fronte c’è inevitabilmente tanto ancora da fare, possiamo dire di essere solo all’inizio di questo processo di diffusione della Firenze Digitale verso la città. Stiamo pensando di creare momenti di incontro basandoci su un format di successo che il Comune di Firenze sta portando avanti in questi ultimi mesi – le Maratone dell’Ascolto. Dopo i temi più “hot” per la città, come la mobilità, l’urbanistica, nei prossimi mesi una maratona di dialogo con i cittadini potrebbe infatti essere dedicata al tema dei servizi digitali e della smart city, per capire dai cittadini come poter rendere semplice la loro giornata in città attraverso le ICT.

Anche sul fronte interno ci sono obiettivi ambiziosi: Firenze sta predisponendo – per adottarlo entro Settembre – il proprio Smart City Plan con il coinvolgimento dei portatori di interesse cittadini, nell’ambito del progetto europeo STEEP-System Thinking for Efficiency Energy Planning, finanziato nell’ambito del Settimo Programma Quadro, con le città di Bristol (UK) e San Sebastian (E).

Il contestuale avvio di altri importanti progetti europei, assieme alle opportunità derivanti dalle linee di fondi strutturali 2014/2020, sicuramente daranno spinta alla concreta strutturazione di questo modello organizzato di governo dell’innovazione anche dentro il Comune. E’ evidente poi che senza l’acquisizione e certezza di ulteriori fondi nel breve periodo non si possa continuare a procedere nello sviluppo dell’innovazione in città. Dopo la raccolta di idee e feedback da parte di cittadini e imprese su quanto è già disponibile (che già di per sé aiuta la promozione dei servizi già presenti nel cestino di offerta digitale), e dopo la sperimentazione di nuove tecnologie e nuovi servizi con forme di sponsorizzazione su certi temi specifici, è chiaro che occorreranno nuovi fondi per investire nel digitale, per aggiornare quanto già fatto (si pensi ai costi di adeguamento ai nuovi sistemi operativi mobile che escono a ritmi vertiginosi) e per creare soluzioni sempre più innovative, esplorando appunto nuove frontiere di servizi digitali che magari, fino a poco tempo fa, un cittadino o un turista non si aspettavano certo di trovare in città.