Allo stato dell’arte, la riflessione sulle questioni urbane ci dice che l’Italia guarda nella stessa direzione dell’Europa e che le città italiane saranno protagoniste dell’Agenda Urbana Europea. Nel nostro Paese l’integrazione fra sostenibilità e pianificazione urbana è stata recepita dalle nuove leggi regionali in materia di governo del territorio, anche se il quadro delle sperimentazioni in atto nei diversi contesti regionali appare piuttosto variegato e gli esiti appaiono ancora incerti, soprattutto dove manca una solida e rinnovata cultura amministrativa.

Un chiaro esempio della stretta relazione tra l’Agenda Urbana Europea e quella Italiana è il riconoscimento dell’importanza della città con la creazione di città metropolitane in Italia.

Mentre le province perdono funzioni e risorse, le Città metropolitane ne acquisiscono di ben più consistenti.  Per il nuovo periodo di programmazione, infatti, la regolamentazione europea aumenta la responsabilità dei governi municipali nella progettazione e nell’attuazione della politica di coesione e questo rafforza il ruolo delle città metropolitane come protagoniste delle politiche.

Il potenziale di innovazione sociale, economica e di sperimentazione presente nelle città metropolitane è stato sottoutilizzato nel passato periodo di programmazione.

agenda_urbana_nazionaleL’importanza strategica nazionale delle aree metropolitane, le funzioni che svolgono e l’importanza fondamentale delle loro dinamiche sociali ed economiche nel contesto nazionale ed europeo, impongono un cambio di passo nell’attuale periodo di programmazione.

E’ necessario un governo fortemente territorializzato (place-based) dove il luogo deve diventare attrattivo ed interattivo.

Perché le città siano i nuovi motori della strategia europea di sviluppo, esse dovranno essere in grado di supportare una crescita che sia intelligente, grazie a investimenti più efficaci nell’istruzione, nella ricerca e nell’innovazione, sostenibile, grazie alla decisa scelta a favore di un’economia a basse emissioni di anidride carbonica e alla competitività dell’industria e solidale, focalizzata sulla creazione di posti di lavoro, la riduzione della povertà e il sostegno al welfare.

Per quanto riguarda le città medie con importanti funzioni territoriali, quali ad esempio i capoluoghi di provincia, la strategia nazionale riconosce un ruolo chiave stabilendo che la riserva del 5% per le azioni integrative di sostenibilità urbana avvenga attraverso i POR FESR.

Il Comitato Interministeriale per le Politiche Urbane (CIPU) costituitosi nel 2012 con l’obiettivo di elaborare un’Agenda Urbana nazionale intesa come “una nuova politica a carattere ordinario per le città”, nel documento approvato il 23 marzo 2013 ha individuato quattro macroaree (welfare locale e istruzione; mobilità; riqualificazione urbana, innovazione e turismo; finanza locale e governance).

I principali lineamenti dello sviluppo urbano sostenibile si svilupperanno, quindi, secondo 3 drivers:

  1. Ridisegno e modernizzazione dei servizi urbani per i residenti e gli utilizzatori delle città;
  2. Pratiche e progettazione per l’inclusione sociale per i segmenti di popolazione più fragile e per aree e quartieri disagiati.
  3. Rafforzamento della capacità delle città di potenziare segmenti locali pregiati di filiere produttive globali.

I 3 drivers, uniti ad un 4 driver che ciascuna regione individua sulla base delle proprie peculiarità e potenzialità e comunque in riferimento a OT5 (Clima e rischi ambientali)

e OT6 (Tutela dell’ambiente e valorizzazione delle risorse culturali e ambientali), rappresentano ambiti tematici di intervento prioritari in parte fra loro integrabili e che sono rilevanti anche per le funzioni assicurate dalle città al territorio più vasto che su di esse gravita.

Nel quadro dell’Agenda urbana nazionale si inserisce il PON METRO.

Per quanto riguarda le città metropolitane cui è destinato il PON METRO, principali beneficiarie saranno 14 città italiane già individuate con legge nazionale (Napoli, Roma, Torino, Venezia, Firenze, Bari, Bologna, Genova, Milano e Reggio Calabria) e con leggi regionali nelle regioni a statuto speciale (Cagliari, Catania, Messina e Palermo).

In tutti i casi si tratterà di misure pluri-fondo che andranno ad incidere e valorizzare modelli di sviluppo coerenti con la strategia dell’Unione per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva e per il conseguimento della coesione economica, sociale e territoriale.