Basta smartphone, vogliamo le “cose” intelligenti: parola di consumatore del 2020
Secondo il report sui trend del prossimo futuro, evidenziati da una ricerca effettuata sui consumatori della multinazionale svedese Ericsson, l’intelligenza artificiale potrebbe presto iniziare a pianificare la vostra vita senza il supporto delle applicazioni della telefonia mobile

Lo schermo di uno smartphone sarà troppo piccolo per contenere i dati della nostra vita sempre più governata dal mondo dell’Iot (Internet of things- internet delle cose). Il nostro “passepartout” a cui dedichiamo in media due ore della nostra attenzione quotidiana è dunque destinato a sparire come i dinosauri e con lui le decine di applicazioni che abbiamo scaricato per controllare molti aspetti del nostro agire. La previsione è stata fatta da una ricerca sui consumatori della Ericsson che ha intervistato un campione significativo di clienti sparsi in 40 Paesi che rappresentano il sentiment di più un miliardo di persone.

La metà degli utenti, contattati da Consumerlab, pensano che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale consentirà interazioni con gli oggetti senza la necessità di un telefono o tablet entro i prossimi 5 anni. «Uno smartphone in mano, non è poi così pratico, quando si è alla guida di un auto o in cucina. E ci sono altre mille situazioni nelle quali gli schermi non sono affatto utili. Perciò, un utente su due è pronto ad abbandonarlo a breve», ha riferito Rebecka Cedering Ångström di Ericsson che ha condotto la ricerca. Le informazioni che ci servono verranno trasmesse direttamente dalle pareti di casa, dal cruscotto dell’auto e dal nostro corpo con i wearable devices (dispositivi da indossare). Per attivarle basteranno la voce, un movimento della mano, l’iride, le impronte digitali e chissà cos’altro.

Sarà decretata la fine della schiavitù dello schermo iniziata nel 1950 con l’apparizione della televisione e continuata con pc, tablet e smartphone (con il limite del monitor da sei pollici e la batteria che si scarica). Questi ultimi saranno sostituiti da più assistenti virtuali inseriti direttamente negli oggetti di cui facciamo uso, o da robot reperibili 24 ore su 24 che faranno le veci di persone in carne e ossa. Il 44% degli intervistati afferma che un dispositivo dotato di intelligenza artificiale potrebbe, da qui a 5 anni, sostituire gli insegnanti e il 29% si sentirà più a suo agio a condividere le condizioni di salute con il “dottor HAL9000 del futuro” piuttosto che con il solito medico.

La nostra fame di tecnologie sempre più avanzate non si ferma qui. I consumatori intervistati prevedono che l’influenza del “network” sul nostro agire, (andremo in vacanza, mangeremo in un ristorante e guarderemo un film dopo aver letto le recensioni online e sui social o fruendo di beni condivisi) sarà inarrestabile fino a comprendere anche le chiamate di emergenza, regolate anch’esse da altri dispositivi online. Il Safety Check attivato da Facebok dopo gli attacchi terroristici di Parigi è solo il primo esperimento di salvavita offerto dalla Rete che gli utenti si aspettano. Anche le case saranno rivoluzionate con il concetto di “Sensing Homes” dove la cablatura avrà più importanza dell’architettura e dove anche i materiali di costruzione e non solo gli elettrodomestici saranno in grado di “monitorarsi” in tempo reale. La realtà virtuale contagerà lavoro, affetti e tempo libero: il 60% degli intervistati è convinto che shopping online, videochiamate, film e giochi verranno fruiti attraverso dispositivi 3d.

C’è però un aspetto che preoccupa i consumatori: la sicurezza. Per la metà degli intervistati almeno un dispositivo o un servizio in uso sarà colpito da attacchi informatici nei prossimi tre anni. Dovremo dunque essere sottoposti a continue richieste di identificazione in cambio di maggior controllo. La sorveglianza su corrotti e corruttori non sarà però solo gestita da multinazionali e pacchetti antivirus. Il 54% del campione afferma che grazie ai social e alla condivisione online di opinioni, critiche e idee i consumatori hanno e avranno una leva in più per denunciare comportamenti scorretti e truffe. E c’è di più. Il 37% è già convinto che un’azienda corrotta possa essere danneggiata maggiormente da una denuncia online, amplificata dalla Rete, rispetto a una fisica fatta al commissariato. Ci vediamo su Oculus, hacker permettendo!

Il rapporto sugli hot trend del 2016

Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2015-12-09/internet-cose-cinque-anni-smartphone-non-basteranno-piu-101916.shtml?uuid=ACRBeqpB&refresh_ce=1